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Il Libro dei Draghi di Ciruelo

 

Chi non ha mai subito il fascino di questa creatura mozzafiato, il Drago? Anche se ritratto come il Servo delle Forze del Male o il Guardiano del Bene e della Veritá, i miti e le leggende che circondano il Drago tessono un magico fascino che può essere portato in vita veramente solo da un grande artista. Con consumata perizia e destrezza l’artista Ciruelo Cabral ritrae anche nei dettagli la più misteriosa e pericolosa delle creature.

ISBN 84 -931278-6-8

 

 

BIOGRAFIA di CIRUELO
Paola Fioravanti

El Señor de los Dragones” sembra il titolo di un’altra saga fantasy; invece è il soprannome di Ciruelo, uno dei più grandi artisti di arte fantasy contemporanea, specializzato in figure di draghi, mostri e guerrieri “reali”, vivi grazie alla sua impeccabile tecnica iperrealista che mostra ciò che non esiste, materializza ciò che la mente e la fantasia creano.
Gustavo Ciruelo Cabral è nato il 20 luglio del 1963 a Buenos Aires, Argentina, patria di molti artisti dediti a ogni campo dell’arte e dell’immagine.
Come la maggior parte degli illustratori scoprì la magia del disegno fin da bambino: passava molte ore a disegnare e a nove anni aveva già una padronanza della tecnica del disegno con la quale esprimeva realtà e fantasia con gran facilità.
Dai nove ai tredici anni praticò le arti marziali rimanendo affascinato da ciò che insegnano sull’autodisciplina, sulla capacità di concentrarsi, di cercare in se stessi forza e capacità con costanza e giudizio, senza arrendersi mai. Un processo paragonabile all’atto di chiudere gli occhi per vedere mondi meravigliosi da ricreare poi con matite e colori.
Gli insegnanti gli consigliarono di sviluppare le sue doti artistiche e la madre, seguendo il consiglio, lo iscrisse all’istituto Fernando Fader di Buenos Aires in cui si studiano l’arte, le tecniche e la grafica pubblicitaria e ci si può specializzare in disegno, in artigianato o in decorazioni d’interni. Ciruelo si specializzò quindi in disegno.
Sebbene fin da bambino fosse un appassionato di fumetti, di letteratura fantasy e di cinema, fu a 15 anni che scoprì la sua vocazione: la zia gli regalò un libro di Frank Frazetta che lo avvicino di più al fantasy, ed ebbe un grande influsso sulla sua formazione. L’anno seguente, osservando la copertina di un libro di Roger Dean e ascoltando musica di Yes, pensò che doveva essere semplicemente meraviglioso guadagnarsi da vivere dipingendo, illustrando opere proprie e altrui. Così scelse la sua strada.
Nel frattempo il suo primo disegno venne pubblicato in una pubblicazione scolastica e a sedici anni disegnò un poster per la sua banda rock: gli Engendro.
Terminati gli studi venne assunto come aiutante in una agenzia pubblicitaria, la Manzi Publicidad; era il 1981 e il giovane artista aveva solo 18 anni. Lavorò in questa agenzia per due anni, imparando moltissimo, prendendo familiarità con le nuove tecniche (qui apprese l’uso dell’aerografo) e conoscendo altri illustratori. Una delle difficoltà che si trovò ad affrontare fu quella del proprio daltonismo: non riuscendo a distinguere tra loro i colori chiari e quelli troppo scuri, ha dovuto fare molta attenzione perché nel campo pubblicitario difficilmente si tollerano errori. Con l’arte fantasy questo problema in buona parte viene a cadere, perché si è più liberi di interpretare i colori con la propria fantasia. Apprese le basi del mestiere decise di mettersi subito in proprio. Così nel 1983 divenne un freelance, e, come autore indipendente collaborò con alcune riviste: la rivista di fumeti "Fierro", a cui fece molte copertine, ed altre quali “Humor”, “Humi”, “Quiero Ser”, “Uno Mismo” (alla quale fece più di 25 copertine) e la prima versione argentina di “Playboy”. Ha lavorato anche a varie copertine di dischi: per Hombre mirando al sudeste di Pedro Aznar, Fuego Gris di Luis Alberto Spinetta, Edad Luz e Constructor de Almas di Marcelo Torres, e ad Néctar di Los Enanitos Verdes.
 In Argentina, però, a causa della crisi l’unico campo in cui poter guadagnare era quello pubblicitario: volendo fare altro, si poteva fare solo andando all’estero. Nel 1987, dopo un primo viaggio in Spagna, ha deciso di trasferirsi in questo paese.
Tornato subito in patria si è sposato e con la moglie, Daniela Sampietro, è ripartito subito per la Spagna stabilendosi a Sitges, un paesino montano nei pressi di Barcellona. Qui vivevano altri disegnatori argentini (Gusti Rosemfett, Juan Giménez e Horacio Altuna) con i quali strinse subito amicizia mista ad ammirazione per le loro opere.
Sebbene la scelta della Catalogna all’inizio fosse sembrata puramente casuale, oggi sembra “profetica”: il simbolo della Catalogna, infatti, è il drago: quale luogo di residenza migliore per l’artista soprannominato “Signore dei Draghi”?!
Subito dopo il suo trasferimento nel nuovo paese, Ciruelo venne contattato da un editore in procinto di pubblicare una collana fantasy di autori americani, il che contribuì alla sua specializzazione nel suddetto genere.
Tra una commissione e l’altra (lavora a varie copertine sia di libri che di CD, come The 7th Song e The Ellusive Light and Sound di Steve Vai, Adam and Eve degli “The Flowerkings”, oltre che carte di giochi di ruolo americane e tedesche) dal 1989 comincia a lavorare al suo Libro del Drago, opera che verrà pubblicata nel 1991 dall’editore spagnolo Timun Mas riscuotendo un notevole successo; viene infatti venduta in più paesi e tradotta in quattro lingue (Inglese e tedesco nel 2000, italiano e francese nel 2003). Già l’anno precedente, però, pubblicò in Gran Bretagna un libro dal titolo Ciruelo: una raccolta delle sue migliori opere a colori, accolta favorevolmente dal pubblico.
Negli anni 90 ha avuto importanti commissioni anche da vari editori americani tra cui Tor Books, Warner, Ballantine, Heavy Metal, compresa la Bantam, in gigante degli editoriali USA, per la quale ha illustrato “Chronicles of the Shadow War” di George Lucas.
Ciruelo è un uomo dalle molteplice passioni, un eclettico che si dedica con pari passione alla musica, allo scrivere, alla natura in generale. In particolare ama collezionare pietre dai colori e forme particolari. È da questa sua passione che nacque il primo petropictos nel 1995, una tecnica da lui creata in cui col semplice intervento del solo colore (posto con pennello o aerografo) riesce a ricavare delle immagini tridimensionali dalle pietre cosicché sembrano scolpite. Tale scoperta avvenne quasi per caso: osservando una pietra che voleva regalare ad un amico, decise di aggiungere del colore. Così vide che poteva ricavare figure di animali, esseri umani e fatati dalle pietre come se in esse già ci fossero, liberandole dall’apparente invisibilità in cui erano costrette; una sorta di operazione alla Michelangelo eseguita, però, non con lo scalpello ma col solo uso del colore in monocromo. Il termine petropictos è stato coniato dallo stesso Ciruelo unendo i due termini di petro (pietra) e picto (pittura) ottenendo un termine molto simile alla parola petroglifos che in spagnolo indica le grandi pitture parietali preistoriche. Oltre ai petropictos ha continuato a disegnare e dipingere, pubblicando nel 1997 la sua terza opera: Luz, the art of Ciruelo. Questa è una raccolta dei lavori “maggiori” di Ciruelo e ripercorre la sua storia artistica, partendo dalla sua prima copertina di dischi fino ai suoi ultimi petropictos. Il libro, inoltre, è il primo ad essere stampato dalla DAC editions, l’azienda che pubblicherà tutti gli altri lavori di Ciruelo, gestita da sua moglie Daniela.
Nel 1998 iniziò a progettare e a costruire di propria mano una confortevole casa/studio in un terreno sulla cima di una collina sopra Sitges, con un ampio giardino per restare in contatto con la natura, e lo studio da cui escono le sue opere meravigliose. Impiegò tre anni per completare l’opera  (con l’aiuto della moglie Daniela e di un assistente); durante questo periodo smise di disegnare, però costruire la sua casa fu una delle esperienze più importanti della sua vita.
Ed è l’anno seguente che pubblica Magia-The Ciruelo Sketchbook, una raccolta dei disegni preliminari di opere poi dipinte o mai pubblicate, con alcuni appunti sulla loro realizzazione.
Nel 2001 torna in Argentina per allestire una mostra al Palais de Glace, dove presenta gli originali delle sue copertine, in particolare espone i lavori realizzati per il cineasta George Lucas.
Gli anni dal 2000 al 2007 lo vedono presente in fiere e mostre in mezzo mondo: espone negli Stati uniti e in Argentina; in Europa lo troviamo in Germania, in Francia, in Olanda, in Spagna e in Italia (per sei anni di seguito è presente stabilmente al Lucca Comics and Games, una delle esposizioni- fiere più importanti d’Europa; in particolare nel 2002 fu invitato ad esporre una grande collezione di Petropictos e di lavori originali).
Nel 2004 realizza due draghi per la pellicola George & the Dragon che vengono abilmente animati e realizzati in 3D; inoltre a Buenos Aires presenta il libro Cuaderno de viajes de Ciruelo-Notebooks, che consiste in una raccolta degli schizzi e delle bozze che l’artista ha realizzato durante i suoi viaggi e nei momenti di attesa (all’aeroporto, ad esempio), corredati di scritti di vario genere, quali frammenti di poesie, riflessioni personali, stralci di storie da scrivere.
La sua mostra più grande e importante si è tenuta in Argentina, a Buenos Aires, tra Gennaio e Febbraio del 2005: contiene tutti gli originali delle copertine di libri, dischi, riviste, carte di giochi di ruolo; disegni in bianco e nero realizzati a penna, pennarelli e aerografo su carta, nonché alcune opere inedite realizzate par la collezione privata di George Lucas. Immancabili, infine, i suoi petropictos, uniche e irripetibile creazioni che hanno affascinato mezzo mondo.
La mostra di Ciruelo ha poi girato per varie città: Mendoza, Río Gallegos, Córdoba, La Plata, Rosario, Salta, per tornare infine a Buenos Aires.
H
a visitato San Martín de los Andes, in Patagonia, e in particolare il Lago Lacar. Ha viaggiato anche in Perù dove è rimasto affascinato dalla cultura Inca, dalle bellezze naturali del luogo e dall’arte degli antichi che, ha scoperto, avevano la sua stessa maniera di vedere forme nelle montagne o nell’ambiente intorno e cercavano di evidenziarlo mediante le loro costruzioni, anche se non dipingevano le pietre come lui.
Nel 2007, inoltre, fino al Marzo 2008, c’è stata la Exposición en el Zoológico de Buenos Aires, un idea originale del direttore dello Zoo, Luis Jacome, che ha voluto presentare la figura del dragone contemporaneamente in tre contesti diversi: in ambito fantastico, grazie alle trenta tele di Ciruelo, in ambito reale tramite veri lucertoloni e simili dello zoo e, in ultimo, in relazione alla cultura ancestrale tipica del paese. In questo modo si è presentata la figura del Dragone sotto vari punti di vista e della sua influenza nella storia dell’uomo, sotto la forma costante di miti e leggende.
Al momento continua a lavorare in Spagna e ad occuparsi a tempo pieno dei suoi due bambini: Lys e Angelo, e da pochi mesi ha pubblicato un altro libro che, però, non è una semplice raccolta ma una storia fantastica scritta e ideata da lui stesso mostrando così anche le sue abilità come scrittore. Il libro si intitola Hadas y Dragones (Fate e Dragoni), e unisce la leggerezza delle prime con la forza dei secondi in un’unica magia. Il testo tratta, inoltre, della visione del cosmo che avevano i popoli originari dell’America, e dell’importanza della arte per lo sviluppo dello spirito.

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Intervista con Ciruelo
di Paola Fioravanti. Lucca, 31 Ottobre 2008.

Paola - Quando parli di fantasia epica, ti riferisci a un qualcosa di simile al fantasy in inglese?
Ciruelo - Sì, sostanzialmente la fantasia epica è una descrizione che rimanda al fantasy in relazione con il mondo medievale, con la magia e il mondo celtico; in seguito il fantasy prende un aspetto differente dopo che Tolkien, che è il primo e principale autore del fantasy, con migliaia e migliaia di copie del Signore degli anelli in tutto il mondo, fa riferimento a un mondo senza dubbio medievale. A partire da lì negli Usa si sviluppò un fantasy che aveva si le sue radici nel mondo celtico, ma nello stesso tempo era un mondo fantastico, con film, libri, riviste, fumetti.
P -  Per esempio la Sorcery and Sword? Filone fantasy, come ad esempio Conan il Barbaro…
C – Gli Stati Uniti sono una potenza economica e, perciò, sono anche una potenza culturale, tutto si produce lì e da lì di diffonde nel mondo: è la potenza che crea i film che vanno in tutto il mondo, e da lì partì e si diffuse il fantasy. Possiamo dire che gli autori del fantasy, i pittori e gli artisti in Europa non hanno un loro mercato specifico, il fantasy è stato sempre presente in tutta la pittura, elementi del fantastico sono presenti in ogni opera, Michelangelo faceva arte fantastica quando dipingeva i demoni, gli angeli, altri mondi. Il tutto sempre connesso con la religione, e nella Bibbia si parla del drago, degli angeli, del demonio, è arte fantastica. In tutta la storia i pittori si sono sempre riferiti all’arte fantastica, con quanto non potevano vedere , angeli e demoni e altri esseri di questo genere. Dunque in Europa non c’è differenza tra l’arte fantastica e quello che è attualmente il fantasy, l’unica differenza è quella che ho indicato prima: lo sviluppo culturale ed economico degli USA, nel secolo passato, produsse una quantità di letteratura e film che riempirono tutto il mondo fantastico.
In sostanza, per descrivere l’arte fantastica, basta dire che gli artisti del fantastico non sono diversi da un artista classico, eccetto che per una tematica differente: infatti, ogni artista fantastico ha delle preferenze differenti in fatto di tematica: nel mio caso preferisco i dragoni.
I miei draghi non sono malvagi, violenti  e sanguinari..
P - né stupidi come quelli di Harry Potter…
C – Certo, quelli non hanno intelligenza. Nel mio caso voglio rivendicare la figura del drago come un essere di una intelligenza superiore, di una autorità molto importante, è come stare alla presenza di un grande leone, che ha una autorità; può essere pericoloso, può uccidere, però è bello, è fiero, è potente, è in armonia con la natura, è necessario, è un animale di grande rilevanza. Si può paragonare al leone per imponenza, per la possibilità di uccidere, ma per me il drago è una figura potente e intelligente, ed è questo quello che voglio dipingere. Invece nell’arte fantastica ogni artista (come si vede dal luogo in cui ci troviamo) ha un suo mondo differente, il mondo che, per esempio, parlando della prevalenza dell’influsso americano, negli ultimi cinque anni, si è diffuso mediante un gioco che si chiama magic the catering: queste carte che hanno girato in tutto il mondo, sono state il mezzo tramite il quale l’arte fantastica ha pervaso tutta la storia dell’umanità e ha diffuso gli elementi fantastici in tutto il mondo.
Nello stesso tempo Magic ha però creato un mondo fantastico, che non voleva solo riproporre elementi preesistenti, ma essere creatore.
P – come Tolkien
C – certo, dunque magic creò un mondo fantasy che ha qualcosa di un’arte differente, per questo ti dico che ogni mondo fantasy ha molte creazioni diverse, di artisti differenti: anche io ho un mio proprio mondo, un mio universo.
P – degli altri artisti cosa sai? Perché non è facile conoscere a tutti gli artisti, anche se cerchi su internet, non tutti hanno un sito facilmente (reperibile) come il tuo, come ad esempio Alan Lee.
Vi conoscete, vi scambiate idee..?
C – è precisamente in luoghi come questi che ci incontriamo tra colleghi, per questo sono molto importanti i contatti che abbiamo qui. Certamente  un libro di un artista fantastico costituisce un materiale che parla di lui. Io sono un gran collezionista di libri, fin da quando ero molto piccolo, e da lì ho appreso molto su e da altri artisti del fantastico, e ne ammiro molti; oggi poi con internet è più facile ottenere più informazioni sopra gli artisti del fantastico, di qualsiasi parte del mondo, del loro lavoro e di quello piace di più alla gente.
P – come si diventa un artista fantastico?
C – In primo luogo, in realtà, un artista è sempre fantastico, ha già da sempre una predisposizione verso questo genere di lavoro…
Alla fine si può o non convertirsi in artista fantastico, però la visione già la possiede. A me già da piccolo disegnavo tutto il giorno, leggevo libri, vedevo film, però mi piaceva molto disegnare e passavo molte ore a disegnare.  E naturalmente poi mi sono convertito in un artista fantastico, però non ho fatto un grande sforzo particolare, è stata una evoluzione naturale. Per questo è importante trovare un buon insegnante che ti insegni la tecnica più adatta.
P – difficile!
C – però bisogna cercarlo; credo che anche qui si possa trovare, puoi parlare con qualcuno (non so se danno lezioni o fanno scuola), però conviene sempre chiedere, informarsi, perché questo è sicuramente il luogo più adatto…
Come dicevo prima, la cosa più importante è mantenere questa visione che abbiamo da piccoli, io penso che ognuno ha un intenso desiderio fin da piccolo, tutti disegnano da bambini. Penso però che questa società non è basata su l’arte, è una società basata sulla produzione e il consumo, mentre non tutte le società del mondo e della storia si basarono su produzione e consumo.
Molte culture ancestrali erano realmente basate nell’arte e si valevano di quello che dava l’arte nel ballo, nel canto, nella scultura, nel disegno…
P – come i tuoi Petropictos?
C - I Petropictos costituiscono una mia manifestazione artistica che mostra l’arte ancestrale di  disegnare sopra le pareti: nel mio caso uso la forma naturale per creare un oggetto tridimensionale, però è una cosa che già gli Incas facevano già, quando viaggiai in Perù mi incontrai con queste produzioni, dunque…
P-  ho letto le tue interviste su questo.
C -  mi interessa la cultura ancestrale perché è un altro tipo di mentalità. È molto importante che impariamo questo perché la maggior parte che vive in questa società crede che la vita consista in questo, ma non lo è, domanda a qualsiasi persona alle otto della mattina quando va a lavorare se veramente gli piace la vita che sta facendo, la maggior parte della gente non è soddisfatta dal lavoro che fa, dà altra parte stanno facendo una vita contro natura, lavora per guadagnare denaro con cui non sa che fare, per la “felicità” di comprare un auto, e una macchina per che cosa? Per andare al lavoro, e per poi tornare a casa…
Lavora tutta la vita per guadagnare e comprare cose che non sono necessarie. Quando scopri che le altre società del mondo vivevano in altra maniera c’è da chiedere: per che cosa vivevano? Per essere felici tutto il giorno a tutte le ore, non per un solo momento della giornata, nel pomeriggio dopo il lavoro. … E l’arte fantastica è precisamente, come qualsiasi artista, che l’arte implica che il lavoro si fa con il cuore, con amore, che è la parola chiave, allora un artista semplicemente sta facendo ciò che vuole fare, In realtà è molto importante che tutti siano artisti, che tutti facciano ciò che vogliono fare, la società sarebbe molto differente, perché allora, certo, hai molta gente a cui piace cucinare, e offrire agli altri i suoi piatti e manifestare la sua creatività in questo, hai perciò un ristorante che sta facendo questo con amore, così possiamo avere un architetto, un professore.
Quello che succede è che in questa società è tutto confuso: professori che non vogliono essere professori, cuoco che non vuole essere un cuoco, ed è lì che esiste il vero problema… l’arte fantastica come descrizione è una opera fatta con desiderio, con amore, realizzata da qualcuno che realmente ama quello che fa, e la cultura ancestrale ci mostra che in altre epoche, in altre società, questo era possibile, e noi di fatto dobbiamo recuperare questo stato, perché questa società non ha futuro, l’ideologia della produzione e del consumo non è sostenibile. Noi come cultura occidentale siamo arrivati a 200 o 300 anni dalla rivoluzione industriale; è troppo poco tempo. La cultura della Patagonia durava da 3000 anni, vivendo nella stessa maniera, questo significa che …? La nostra società dopo 200 anni già sta dicendo basta, …, l’arte è un modo di vivere che aiuta a vivere perché la nostra cultura deve cambiare al più presto.
P – Bene, e dell’arte del passato cosa ne pensi?
C – bene, sono un fanatico di Michelangelo, dell’arte classica, del Rinascimento, delle diverse epoche, come il movimento dei preraffaelliti
P-  belli! Piacciono molto anche a me!
C – grandissimo maestro, non faccio differenza tra le varie correnti, è una cosa troppo artificiale …, dire sono impressionista o altro non è naturale, creare una scuola è creare un mercato, un mercato orientato alla vendita, e non è naturale in un artista, un artista si satura di tutto, poi c’è qualcosa che gli piace di più, però, in realtà tutto è arte, sia antica che moderna; oggi ci sono artisti del comico, che mi paiono dei geni..
P – temo di non conoscerli
C- te ne posso citare uno grande, che è anche mio maestro, Moebius,
P – lo conosco di fama ma non ho mai visto nulla di suo…
C – ho la fortuna di averlo come amico, è un uomo di settant’anni, grande, è un genio assoluto, un grandissimo visionario, un uomo che dipinge un altro universo che qui non esiste, e quando tu vedi il suo lavoro automaticamente entri in un altro universo, ha la capacità di aprire finestre e porte all’incommensurabile, allo sconosciuto. io sono assolutamente convinto che questo esiste, e che ha un canale di comunicazione con questo mondo, basta osservare le sue opere per capire. È un artista che ammiro profondamente.
P – conosci Bosch?
C -  sì, lo conosco, è uno dei grandi “canalizzatori”, egli vedeva un mondo, un universo e lo dipingeva, anch’io “vedo”, e come artista vivo una mia fase, quella che più mi interessa, e che consiste nell’entrare in contatto con un’altra dimensione che non so dove è, però la vedo.
P – secondo te l’arte surrealista può essere arte fantasy?
C – di sicuro in alcuni punti hanno molte cose in comune, quello che succede è che nel riconoscersi in una corrente surrealista, nell’applicarsi un’etichetta, molti artisti che dicono di voler essere surrealisti e prendono un elemento concreto e lo ripetono, è come se finissero dentro una gabbia, una prigione ideologica; dire di un’immagine che entra o no nel surrealismo, è una stupidaggine, perché questo limite non esiste.
Per esempio Dalì, che era un creatore assoluto, era più di un pittore surrealista, dunque, un artista non si pone nessun limite, crea e crea, e non pone limite.
Tutte le parole come impressionismo, surrealismo, figurativismo ecc… sono limiti, sono parole. Non devono creare una corrente, devono esprimere un po’ di qualcun altro per parlare, però non devono concretarsi in una corrente, perché già l’essere una corrente è essere una prigione, quando (l’arte) è il contrario, è libertà di apertura.
L’arte e la cultura sono il contrario della politica, l’arte si apre e si nutre di tutto, apre le frontiera, mentre la politica chiude le frontiere, segna con linee la separazione tra Svizzera e Italia, questa è la politica, e l’arte rompe tutto questo. Il fatto di creare una parola come surrealismo è introdurre la politica dentro l’arte, è una sciocchezza.
P – l’arte fantasy sta crescendo e si sta diffondendo solo con il gioco o con altro?
C – no, in fondo credo che una fortissima spinta all’arte fantastica la stia dando il cinema, perché con i film si hanno le immagini in movimento in un mondo visivo; adesso attraverso la televisione, internet e dvd..
P – ho visto il film George and Dragon con i tuoi draghi animati
C – Sì! Molto bene, in questa nostra era con il Computer generation image (Cgi) il mondo fantasy si è fatto reale, si vede attraverso di esso ed è diventato popolare. Il signore degli anelli fu scritto negli anni trenta, e ha venduto milioni di copie. Quando è uscita la pellicola lo hanno visto milioni di persone, anche chi non aveva letto il libro, questo significa che il cinema ha aperto i “confini” del fantasy, si può dire mi piace o non mi piace, diciamo che viviamo ormai in una vera e propria epoca del fantastico.
P – si può dipingere fantasy?
C – si, a livello commerciale o no, … noi artisti fantasy lavoriamo per gli Stati Uniti, se si vuole vivere e lavorare…
P – so che stavi progettando un parco di draghi in Patagonia
C – era un progetto che non voglio fare ora, perché farlo in una terra implicava o la politica del luogo per Terra Pubblica (perciò dovevo trattare con i politici, la qual cosa non mi piace affatto), o farlo in proprietà privata, e anche questo non mi entusiasma; adesso sto lavorando ad un altro progetto audiovisivo, in cui sono più libero, dove sono mie le immagini e le musiche, perché compongo anche musica.
P – si può ascoltare la tua musica?
C – per ora no, però presto la metterò in internet, per renderla disponibile. Adesso sto lavorando molto, sto incidendo molti brani; però renderò disponibile la mia musica attraverso il mio sito
P –pensi di scrivere altri libri in futuro?
C – mi piace moltissimo scrivere, mi piace disegnare come scrivere, di natura sono un narratore, un storyteller, mi piacerebbe, trovando il tempo, scrivere il seguito del mio libro Hadas y Dragones.
P – quali tecniche usi?
C – dalla stampa in effetti non si può capire se è olio o acrilico. Negli ultimi otto nove anni ho lavorato solo con l’olio, perché mi pare la tecnica più ricca. Mi spiace di non aver cominciato prima a lavorare con l’olio, è molto rapido. Non è affatto difficile, anzi, credo che sia la tecnica più facile.
Solo su i petropictos uso gli acrilici perché lavoro molto con l’aerografo, e mi permette di fare molte facili variazioni sulla pietra (che ha diversi tipi di composizione), con l’aerografo si lavora con gli acrilici, non con l’olio.
P – del computer cosa ne pensi?
C – appunto, la tecnica è importante finché resta un mezzo e non un fine. Il fine è l’immagine che si ha nella propria testa, in un ideale schermo interiore, puoi usare l’olio come il digitale, non è importante, importanti sono il concetto e la visione. Ci sono molti artisti che hanno moltissima tecnica e nessuna visione, perché si sono dimenticati di svilupparla. L’arte digitale esiste. Ho molti colleghi che lavorano solo con il digitale, solo con il computer, e li ammiro molto, ad esempio Ian Mac Heinn fu invitato al Lucca comics dell’anno scorso. Fece una grande esposizione e lavorò per l’ultima serie di Star War, egli lavora con il lapis, però la maggior parte del colore lo mette con il computer per essere più veloce. Io in definitiva sono un pittore classico, preferisco dipingere con l’olio perché è una cosa che mi piace, mi piace il contatto diretto con la materia, però riconosco che l’arte digitale è uno strumento molto potente, per plasmare rapidamente l’idea, e mi interessa, perché a me interessa molto più l’idea (la visione) che non la tecnica.
Nel disegno è importante la matita, saper usare il tuo braccio come strumento, e dopo, cominciar a dare le ombre, disegnare i volumi, e si può fare solo con la matita. Non si ha bisogno di altro. Quando controlli la tua visione nel disegno puoi iniziare a mettere il colore sul foglio.
P – come nel Cinquecento in Italia l’artista era colui che disegnava molto, perché il disegno era la base delle arti maggiori.
C - già, invece oggi nell’arte moderna non si disegna più.
P – però l’arte moderna ha questo nome perché non ha un futuro.
C – esattamente, anch’io la penso così, non critico nessuno, però ritengo che in molte opere moderne manca il disegno, è differente, c’è gente che dice che l’arte moderna è l’arte attuale, un vero artista moderno era Picasso, perché Picasso era un figurativo all’inizio, e cambiò stile molte volte, finché non sintetizzò la sua arte in un concetto, il cubismo, e altri partirono da quest’ultimo, ma senza conoscere il processo, senza avere a che fare con lui, senza la sua preparazione…, Picasso era un genio, si evolveva in continuazione, e cambiava stile, …
P – Però il suo cubismo è un poco strano…anche se geniale!
C – ciascuno ha un certo campo che gli interessa e gli piace, così è nell’arte, nella musica, perciò l’arte è libera, ognuno trova ciò che gli piace. Nel caso di Picasso, che era un genio, operò in un momento in cui esisteva un mercato dell’arte, per cui le sue opere si vendevano per milioni di dollari. Perciò divenne un commerciante, un grande venditore, però non è più né meno che un artista che sviluppò la sua creatività. Visione di artista, è un genio, ma non è l’unico, ce ne sono tanti altri che sono geni, ma non sono conosciuti per via del mercato che gli ignora.
P – può esserci oggi un giusto mercato dell’arte?
C – no, il concetto di mercato oggi, facendo riferimento a quello detto prima sulla società della produzione e del consumo, è un concetto equivoco, perché il mercato dell’arte non è una cosa naturale, è una cosa artificiale creata dai finanzieri, non dagli artisti, gli artisti si muovono con altri parametri, non con il denaro. Van Gogh nella sua vita non vendette un quadro e moriva di fame, però oggi i suoi quadri vengono venduti per miliardi, perché il mercato di oggi decise che doveva valer milioni.
P – secondo te chi può parlare di arte essendoci dei critici non equanimi?
C – in realtà, per il mio criterio, tutti possono parlare di arte, il critico non ha più autorità di una persona normale della strada per parlare di arte, così anche gli artisti possono parlare di arte; in realtà per me l’arte è un concetto ampio, per questo tutti possono parlare di arte. Il problema è che in una società come questa dove comanda il denaro, chi detiene più denaro ha anche più autorità per parlare e decidere, è inutile tergiversare su questo.
Però per me l’arte per sua natura  è qualcosa di molto libero e aperto. Ognuno può dire la sua, se gli piace o meno.
P – conosci l’arte giapponese? Ti piace?
C – sì, moltissimo, soprattutto per il concetto di molti degli artisti giapponesi che lavorano dal punto di vista spirituale, dal punto di vista della meditazione zen, si sentono missionari, cercano la visione attraverso il cambiamento di “frequenza”  spirituale interiore, è la stessa cosa che mi muove, a me interessa di più creare partendo da uno stato di armonia interna o di visualizzazione interiore. A partire da lì mi piace creare.
P – cioè, se l’artista non è tranquillo non può creare?
C – posso anche creare stando in un stato di tensione, di tristezza, quello che voglio dire è che fa sempre parte di dell’intimità, infatti, l’arte giapponese e l’arte orientale in generale è un arte che parte dal di dentro, in maniera molto visibile; nell’arte occidentale attuale troviamo cose che sono molto superficiali, perché si parte da un altro concetto della testa, della commercializzazione, dell’idea, della corrente: io sono un artista pop, ecc, non sta partendo dal dentro, ma dal fuori, “quello che si vende allora lo voglio fare”. È qualcosa di artificiale, non naturale. Per me l’arte deve soprattutto partire dall’interno dell’uomo …
P – mi piace molto questa concezione! – Ho notato che alcune opere vengono ripetute con alcune differenze. Una in particolare: una volta compare un drago nero sulla sinistra aggredito da dei guerrieri, in un altro libro compare lo stesso drago, però sulla destra e senza guerrieri. Perché? Qual è l’originale?
C – Il disegno che mi hai domandato è un esempio di tanti altre copertine che ho fatto, d’accordo con quello che mi chiedevano certi clienti, quell’illustrazione in concreto inizia con un paesaggio solamente, … e poi un amico editore tedesco mi chiese una illustrazione con personaggi e gli aggiunsi tutti, drago e guerrieri, perché era la copertina di un gioco di ruolo, e poi per usarlo nel libro del drago. Con l’aiuto del digitale tolsi i personaggi per lasciare il solo drago, con alcune illustrazioni ad uso commerciale; mi è funzionale la tecnica digitale perché mi permette di modificare comodamente l’immagine senza toccare l’originale.
P – infatti c’è un’altra opera con un drago verde che osserva un guerriero di spalle, con sul fondo un castello che non compare in un'altra.
C – esatto. È lo stesso. Dipende dall’applicazione che voglio dargli, a volte modifico perché nella mia attività di illustratore commerciale mi devo adeguare al cliente, allo stesso modo nell’ultimo anno mi sono concentrato di più sul lavoro del libro, che è un lavoro personale in cui c’è quello che voglio, si vede di più la vita (vena) artistica, e l’artista si compiace di se stesso, così come l’illustratore…
P – Mi puoi dire la tua opinione su alcuni artisti del passato?, questi in particolare (gli mostro un breve elenco).
C – Certo! Bosch: mi piacciono molto le rappresentazioni dei suoi personaggi che hanno un evidente contatto con  mondi di altre dimensioni, il Paradiso, l’Inferno, e la sua visione simbolica e idealizzata della Natura. Come artista Bosch era molto sensibile al mondo spirituale.
Arcimboldi: il suo modo di giocare con i diversi elementi (naturali) come la frutta e le verdure per creare nuove forme come ad esempio ritratti, è un modo eccellente di mostrare un aspetto diverso della realtà quotidiana, che produce nello spettatore una apertura che gli fa guardare attorno con un nuovo atteggiamento. A me succede lo stesso con i Petropictos: Chi vede ciò che io faccio con le pietre cambia il suo modo di percepire  la pietra e poi cerca di trovare le forme in elementi a cui prima non prestava attenzione. E questa è una delle grandi qualità dell’arte.
Blake: mi interessa molto il modo in cui la sua arte riflette il suo credere in un mondo spirituale. E questo credere veniva dall’esperienza diretta dato che vedeva cose che la maggior parte della gente non vede. Posso immaginare il genere di visione che aveva perché a me capita lo stesso in una certa misura.
Goya: mi piace il suo modo di dipingere e di trattare le scene quotidiane come oggi farebbe un fotografo.
Dalì: mi incanta il suo potere rivoluzionario e agitatore. Attraverso la sua arte e la sua “follia” fa sì che il pubblico prenda in considerazione un nuovo modo di vedere il mondo. Inoltre la sua tecnica pittorica è eccellente, e il suo uso del colore e modo di illuminare (luce e riflessi) hanno creato un sigillo visivo inconfondibile.
Giger: è un grandissimo artista, creatore di uno stile assolutamente proprio e originale, il che è molto importante nel mondo dell’arte. È inoltre un artista di “visioni”, e le sue opere mostrano mondi paralleli che esistono in contemporanea  al nostro; nel suo caso sono mondi che preferisco non visitare: mi piace vedere e rappresentare un mondo più luminoso dove ci siano diversi tipi di natura che hanno il comune fine di celebrare la vita e l’amore.
P – mi piacciono molto i tuoi guerrieri: come fai a essere così preciso nei particolari, hai per caso un’armatura in casa?
C – no, all’inizio della mia carriera usai moltissime fotografie, e vedevo le armature nei musei, gli facevo delle foto, però a seguito di tanto lavoro, ormai li tengo nella mia mente e non ho più bisogno di averli davanti per vederli, ho una buona quantità di informazioni nella mia testa e posso creare ricorrendo alla sola memoria.
P – Quando fai l’illustrazione di un libro, lo leggi per intero?
C – no, non avrei il tempo. Normalmente mi danno un riassunto, lo leggo, così so alcuni elementi della storia.
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Ciruelo, 'Signore dei Draghi', parla della sua arte e della sua filosofia.
del 06/11/2008 di Federica di Spilimbergo, per Lo Schermo.it, di Lucca.

LUCCA - Se un drago esiste, è esattamente come quelli disegnati da Ciruelo. Il 'Signore dei Draghi', presente anche quest'anno a Lucca Comics and Games, parla della sua arte, delle sue passioni, ma anche della filosofia che anima i suoi dipinti.

I draghi di Ciruelo hanno volato su Lucca durante i giorni dell'edizione 2008 di Lucca Comics and Games: il disegno ha sempre fatto parte della sua vita, fin da piccolo: «Come per tutti i bambini, anche per me - dice Ciruelo - non esisteva una grande differenza tra soggetti reali e soggetti di fantasia. Crescendo, ho, poi, iniziato a disegnare con una consapevolezza diversa». E' stato però il trasferimento da Buenos Aires a Barcellona che ha segnato il cambio: da hobby a lavoro.
«A Barcellona - ricorda l'artista - ho iniziato a lavorare per delle case editrici specializzate in letteratura fantasy e, di fatto, mi sono specializzato nei draghi, protagonisti anche di un mio libro, pubblicato nel '90». I draghi sono un soggetto che piace a tutti coloro che amano il fantasy, ma sono amati anche dal mercato: «Alcune grandi case editrici - dice Ciruelo - degli Stati Uniti mi hanno chiesto delle illustrazioni proprio di draghi». E così, pubblicazione dopo pubblicazione, disegno dopo disegno, Ciruelo è divenuto il vero «Signore dei Draghi».
Ma non è un soggetto che l'artista argentino ama solo perché oramai ci si è specializzato: sono altri e molto più profondi i motivi che portano Ciruelo a disegnare dei draghi talmente belli da immaginare che spicchino il volo dal foglio di carta da un momento all'altro. «Il drago - spiega - è presente in tutte le cività: non esiste una civiltà antica che non abbia una tradizione legata a questa creatura fantastica e semidivina. Vi è qualcosa di magico in questo essere, qualcosa che ho la fortuna di riconoscere e di riuscire a trasmettere ai draghi sulla carta».
Oltre ai draghi, Ciruelo ama disegnare anche altre creature, le fate e gli angeli su tutti: «Amo molto il fantasy, ma non solo come letteratura. Ho come delle visioni di altri mondi, di altre realtà. Non so da dove vengano queste visioni, ma sono quelle dalle quali poi nascono le mie creature. Tutti noi sogniamo: un terzo della nostra vita la trascorriamo sognando e nessuno sa dove vada realmente la nostra coscienza durante i sogni. Ognuno di noi ha avuto l'esperienza di fare un sogno talmente vivido da far pensare di essere reale o, quanto meno, da farci dubitare se sia stato reale o meno: per noi artisti, questa vita onirica è senz'altro più intensa e rappresenta una fonte di inspirazione».
L'artista argentino si definisce «professionista nell'andare in altri mondi, nei mondi dei sogni, dove vado a cercare dei mondi che effettivamente trovo. Delle visioni di mondi ancestrali, popolati da creature che poi faccio rivivere attraverso le mie opere». Il fascino che, quindi, emanano le creazioni di Ciruelo proviene, probabilmente, dal fatto che l'artista non disegna qualcosa perché gli viene chiesto, ma perché lo sente, lo vive, lo ricorda.  «Credo che esistano anche altre dimensioni oltre alla nostra - dice Ciruelo - e una civiltà che mi ha sempre affascinato moltissimo è quella Inca: ai tempi degli Inca, infatti, così come in altre civiltà ancestrali, il mondo era molto più vasto di quello che oggi conosciamo e vi erano mondi dimensionali che interagivano continuamente. Ecco, io credo di avere rapporti con questi mondi e con queste dimensioni e questo è il fantasy».
L'interesse per le culture ancestrali è molto vivo e presente nelle opere di Ciruelo: ha, infatti scritto e illustrato una storia che parla di questo, un lavoro durato 3 anni: «Per me è importante parlare alla gente - spiega - della differenza tra la nostro cultura attuale, basata sul consumismo e le altre culture, che si basavano maggiormente sull'arte, che rappresentava il modo per rapportarsi con gli altri popoli e la natura stessa. La società consumistica, nella quale oggi viviamo, ci ha fatto perdere questa capacità, però viviamo in una cultura che a soli 2-300 anni dalla rivoluzione industriale, di fatto, non ha più futuro. Per questo, ritengo che dobbiamo cambiare il modo di vivere, per avere un futuro: solo attraverso una nuova maniera di vivere e ad un rinnovato rapporto con l'arte, possiamo imparare nuovamente quelle che sono le cose importanti nella vita».
Ma Ciruelo non si limita ad essere un disegnatore e uno scrittore: è anche un musicista. «Adoro la musica e lavoro sempre ascoltando musica - afferma - d'altro canto sono un musicista io stesso e mi piace essere in contatto anche con quest'arte». E nella sua carriera ha lavora anche per alcuni importanti musicisti, quali Steve Vai , per il quale ha creato alcune famose copertine di album: «Quando ascoltavo la musica di Vai - ricorda - pensavo di voler suonare la chitarra come lui. Quando l'ho conosciuto, oltre a trovare una corrispondenza per quanto concerne la musica, ho anche scoperto che eravamo affini anche come personalità e, quindi, è stato naturale collaborare con lui».
Il Signore dei Draghi riprende, quindi, a disegnare, per portarci, attraverso le sue creature, ai suoi colori, in mondi fantastici, che forse non avremmo mai immaginato. Le sue visioni, così, divengono la nostra 'finestra' su quella dimensione che diversamente non avremmo più, forse, la capacità di vedere e di percepire, ma del quale ci impossessiamo nuovamente, proprio grazie alle sue immagini.

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Ciruelo: "Lucca Games, manifestazione d'arte fantastica più importante al mondo"

Nero China : Lucca Comics & Games
del 11/11/2009 di Federica di Spilimbergo, per Lo Schermo.it, di Lucca.

LUCCA - La presenza di Ciruelo a Lucca Games è oramai una vera e propria tradizione. Per tutti gli appassionati di fantasy, infatti, lo stand di Ciruelo rappresenta una tappa doverosa: vedere da vicino quelle immagini di draghi che spesso hanno rappresentato per molti spunto di gioco è un'occasione davvero troppo bella per non essere sfruttata.
In più, rinnovando ogni anno la sua presenza, è diventato parte, egli stesso, della manifestazione. Ed ecco che gruppi di elfi, mezzelfi, fate, giocatori di ruolo, o semplici visitatori si danno appuntamento 'allo stand di ciruelo' per trovarsi, salutarsi e fare un giro insieme.

E' normale, quindi, incontrare Ciruelo che disegna quelle immagini che hanno fatto sognare moltissimi appassionati di fantasy e che, meglio di qualsiasi altra, rendono vive quelle creature semidivine che sono i Draghi. E, in una pausa, proprio l'ultimo giorno della manifestazione, rubiamo Ciruelo ai suoi fan e gli chiediamo le sue impressioni su Lucca Games che sta per chiudersi.

Ciruelo, allora, come ti è sembrata questa edizione di Lucca Games?
"Come sempre è stata di altissimo livello. Ma quest'anno c'è stata una sorpresa in più: la presenza di artisti famosi come quelli presenti in fiera e, in particolare, mi riferisco a Phil Hale e Rick Berry. Mi sento sicuro di dire che, a mio avviso, questa è la manifestazione legata all'arte fantastica, più importante al mondo".

Cosa la differenzia dalle altre manifestazioni di questo ambito?
"Vado anche a San Diego, ma questa fiera sta perdendo campo negli ultimi tempi. Diciamo che sta cambiando rotta, diventando sempre più una fiera cinematografica e scordandosi quella che era la sua origine artistica. Lucca, invece, sta sempre più potenziando proprio l'aspetto artistico e questo la rende la più importante".

Quest'anno sei a Lucca con il tuo nuovo lavoro letterario 'Fairies and Dragons - Art is magic', ce ne puoi parlare?
"E' una grande soddisfazione portare a Lucca questo libro, frutto di tre anni di duro lavoro. Per 'Fairies and Dragons' - che abbiamo appena lanciato - non ho curato solo le immagini, ma anche i testi e la storia. Per questo sono molto orgoglioso di questo lavoro. Questo libro si rivolge alle giovani generazioni e, attraverso immagini fantasy, come i draghi e le fate, parla di arte, di ecologia e di avventure, ma anche delle antiche culture magiche dell'continente americano".

Tutti temi che sono a te molto cari. Quali sono i tuoi progetti futuri?
"Ho già iniziato a lavorare al secondo volume di 'Fairies and Dragons', del quale però è troppo presto per parlare. Inoltre sto lavorando anche al mio 'Cuaderno de viajes' un volumetto che raccoglie impressioni, immagini e pensieri e, poi, ci sarebbe un importante progetto legato sempre al libro appena pubblicato".

Ce ne puoi parlare?
"Si tratterebbe della trasposizione cinematografica di 'Fairies and Dragons', la cui storia si presta benissimo ad una lettura attraverso il film. Sarebbe un progetto importante e molto bello e spero che veramente in tempi molto brevi si saprà se questo diventerà realtà".

 

 

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